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Ri-definire il Gioiello X Edizione

Ri-definire il Gioiello è un’iniziativa ideata e curata da Sonia Patrizia Catena.
Come sempre microbo.net collabora con Circuiti Dinamici e con la curatrice per questa iniziativa: i vincitori e i segnalati di questo progetto avranno la possibilità di essere esposti nelle nostre piccole bacheche, che noi chiamiamo wunderkammen effimere ed essere ammirati dal pubblico milanese.

La montagna come forma da indossare
Cinque interpretazioni nel gioiello contemporaneo

Nel gioiello che abbiamo selezionato come vincitore per microbo.net e nei quattro che abbiamo pensato di segnalare la montagna non è semplice riferimento paesaggistico, ma principio strutturale, materia concettuale, dispositivo simbolico. È stratificazione, memoria, tensione tra fragilità e potenza. È tempo geologico e tempo umano che si sovrappongono. Le opere che abbiamo voluto premiare restituiscono una pluralità di sguardi: dal ghiaccio al magma, dalla vetta al cammino, dalla rete che protegge alla fusione che dissolve.

Il risultato è un racconto corale in cui il gioiello diventa micro-paesaggio e la dimensione dell’indossabile non riduce la monumentalità del tema, ma la trasferisce sul corpo.

La nostra scelta è ricaduta, come gioiello vincitore su Disgelo, gioiello realizzato da Cinzia Mauri che affronta il nodo cruciale della vulnerabilità climatica. Il progetto nasce dall’idea della “potenza della natura, fragile e immensa, da custodire e ascoltare”, traducendosi in un pendente che assume come matrice formale la sagoma del Cerro Torre, una delle cime più iconiche e spettacolari al mondo. Non è una citazione nostalgica dell’alpinismo eroico — pure evocato nella memoria dei grandi maestri italiani — ma un’immagine attuale: quella dei ghiacciai patagonici, oggi tra i più colpiti dal rapido scioglimento, denuncia del cambiamento che stiamo vivendo, evidente nei territori e negli ecosistemi di confine, come è quello della montagna.

La montagna, qui, è soprattutto stratificazione. I cinque elementi in legno di noce e betulla, combinati con stampa fotografica ispirata ai riflessi di un torrente alpino e sigillati da resina satinata, costruiscono una sezione simbolica del ghiacciaio. Le minuterie in argento scandiscono la discesa in una sequenza di gocce, alludendo a una fusione inesorabile. Il materiale organico e l’immagine tecnologicamente riprodotta convivono in un equilibrio sottile, come se la memoria del paesaggio fosse già in parte archivio, documento, traccia.

Accanto al gioiello vincitore, abbiamo voluto indicare quattro opere segnalate, che meritano una speciale attenzione.


Angela Favaro in Ghiaccio – La memoria del tempo indaga il ghiaccio come archivio millenario. La montagna glaciale diventa deposito di aria, luce, memoria. Il riferimento al primo Olocene e all’antichità delle stratificazioni nivali sposta la riflessione su una dimensione temporale profonda: il ghiaccio non è solo materia fredda, ma racconto compresso e questo gioiello offre all’occhio il colore che caratterizza il ghiaccio più antico, quello dei ghiacciai.

Il vetro artistico di Murano, soffiato a lume nelle sue trasparenze e opacità, restituisce visivamente la qualità ambigua del ghiaccio: luce e densità, superficie e profondità. L’ottone dorato e lavorato con tecniche di oreficeria a banco introduce un contrappunto prezioso ma misurato, contestualizzato. È interessante la tensione implicita tra fuoco e gelo: il vetro, plasmato dal calore, diventa metafora della materia glaciale. Una trasformazione che richiama i cicli naturali e, insieme, la capacità dell’arte di trattenere il tempo.

La montagna, tuttavia, non è solo ghiaccio e verticalità. In Rebirth, Rosalba Rombolà si concentra sul momento del disgelo primaverile, quando la neve si ritira e rivela ciò che era rimasto nascosto. Radici, oggetti, frammenti, colori: la montagna come organismo che custodisce e restituisce, ma anche luogo di fragilità e continuo passaggio.

Il gioiello è costruito come una rete — metallica, intrecciata con filo di lana e filo di ferro — che trattiene elementi fragili: fiori secchi, materiali leggeri, perfino cotton fioc, inseriti come tracce di una quotidianità trasfigurata. La rete diventa metafora di protezione e relazione: ciò che preserva, ma anche ciò che tiene insieme. La montagna, in questa lettura, è sistema vitale, spazio di sospensione e rinascita. Il tema ambientale si intreccia a una dimensione esistenziale: senza rete, tutto si perderebbe; con la rete, tutto può tornare a fiorire, anche se la sensazione di fragilità complessiva dell’opera ci ricorda la delicatezza dell’ecosistema che evoca.

Un cambio di prospettiva radicale si trova in Il mio MAGMA di Elena DP Crea. Qui la montagna non è glaciale ma vulcanica, non silenziosa ma incandescente. La cima innevata e il cuore caldo che affonda nella camera magmatica diventano metafora dell’energia creativa repressa e pronta a emergere, la forza distruttiva del vulcano si trasforma in potenza generativa.

Il processo tecnico riflette questa idea di accumulo e pressione: piccoli avanzi di pelle vengono stratificati come colate laviche solidificate, mentre uno shantung di pura seta rosso cangiante attraversa le strutture come magma in risalita. Il tessuto è modellato, spinto, fatto emergere fino a completare un morbido girocollo: la montagna più temibile di tutte diventa così paesaggio interiore, luogo simbolico dove la materia si carica di tensione emotiva.

Infine, con Maiella, Florencia Sedran propone una montagna come cammino. Non vetta da conquistare, ma percorso da attraversare. L’opera nasce dalla rielaborazione di un anello realizzato diciassette anni prima e oggi trasformato in collana: una continuità che richiama l’esperienza del camminare, passo dopo passo, mai identico, mai definitivo, ma anche un simbolo di quel cammino particolare che tutti noi affrontiamo vivendo le nostre vite.

I moduli in ceramica, collegati tra loro, si articolano in una struttura dinamica che si adatta a ciascun corpo. Ogni elemento è leggermente diverso, come i tratti di un sentiero in salita o in discesa. Il colore verde caratterizza la Maiella, montagna già celebrata come “Montagna madre” da D’Annunzio: il gioiello diventa così narrazione del tempo e dell’esperienza, stabilendo un legame affettivo con il paesaggio. La montagna, in questo caso, è relazione intima e trasformazione nel tempo: il gioiello racconta l’esperienza del percorso più che l’idea della conquista.

Nel loro insieme, le opere che abbiamo premiato mostrano come il gioiello possa farsi strumento critico e poetico insieme. La montagna emerge come luogo di stratificazione — geologica e biografica — ma anche come simbolo della fragilità climatica, della memoria custodita nel ghiaccio, dell’energia compressa nel magma, della rete di relazioni che consente la rinascita, del cammino che definisce l’identità.

Ridotta alla scala del corpo, la montagna non perde la propria monumentalità: la concentra. Il gioiello diventa così un paesaggio portatile, un frammento di altitudine che si posa sulla pelle e invita a un gesto di ascolto. In un’epoca in cui la montagna è sempre più al centro del dibattito ambientale, queste opere ricordano che ogni vetta è anche un equilibrio delicato — e che indossare può significare, prima di tutto, prendersi cura.

Vincitori e segnalati vedranno esposte le proprie opere nelle nostre piccole bacheche chiamate Wunderkammern effimere presso l’Associazione Circuiti Dinamici di Milano in date da concordare.

Aldo Torrebruno

Ri-definire il Gioiello X Edizione
A cura di Sonia Patrizia Catena

VERNICE 07.03.2026 FOTOALBUM

IN MOSTRA
Amàno – Cinzia Mauri; Angela Favaro – 83 caratteri; Anna Agati; Brigitta Petrovszki Lajszki; Christian Molin (IOSPAZIO); Cristina Anna Aldrighi; donidelmare gioielli di emily de vito e roberto coppola; Elena Ramparelli; Elenadp crea; Eleonora Monguzzi; Elisa Lanna; Elisa Scavazza – frankie fabrics textilejewelry; Fausta Bennani – Divina Crochetart Jewelry; Flavia Turone – Atelier Effetti; Florencia Sedran; Francesca Romana Sansoni – Segni di Terra; Gaia Descovich Jewelry; Gina Vasile; Giovanni Amadori; Giulia Vignetti GIOI; Giulia Villa – Outremer Jewellery; Gloria Forghieri – Almatelier; IN SIGNA di Lucia Angeloni e Claudia Biscarini; Le Cernierine di Paola Cavalli; LeMari Riciclano; Luisa Mucedola – Artegeniale; Maria Alessandra Filippelli; Maria Cristina Codecasa Conti; Melissa Signani; Monica Ungarelli; Oplà! Michela Deanesi; Paola Cisterni raku; Paola Marzoli – Paolacreart; Patrizia Giachero; Patrizia Panizzolo; Rosalba Rombolà Gioielli; RosaRomano Bijoux Arte da Indossare; Sabinamarinogioielli – Valentina Zottoli Odile Jewellery – Ilaria Di Giacomo Ilalab; Sabrina Salvioli; Sabrina Zorzan Zorzanjewels; Silvia De Nuccio Ventodiscirocco; Silvia Orani – SilverStrass; Simone Cipolla Golden Gallery 1870; Valentina Grotto; Valentina Romen; Valerio Salvadori – REDÒ FLORENCE 1989; Vanessa Kubach.

Museo del Bijou
Via Porzio 9, 26041 Casalmaggiore (CR) – nel centro storico, a pochi passi da Piazza Garibaldi. Tel: 0375 284424 www.museodelbijou.it
Orari mostra: aperto da martedì a sabato dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18; domenica e festivi dalle 15 alle 19
La mostra sarà visitabile fino al 27 settembre 2026. Ingresso mostra e museo: intero € 3,00; ridotto € 2,50. Gratuito per le scolaresche, i possessori dell’Abbonamento Musei Lombardia e ogni prima domenica del mese.