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Confini | Eren Görgülü, Ilenia Meis, Mauro Volpe

Curatela: microbo.net

VERNICE Sabato 24.01.26, ore 18
Circuiti Dinamici | Via Giovanola 21/c Milano MM2 Abbiategrasso

Eren Görgülü, la natura non ha confini.
Questa serie si concentra sulla percezione del tempo impresso sulle superfici degli alberi, i più antichi testimoni della natura. Se l’arte della fotografia è spesso associata al congelamento dell’“attimo”, queste immagini seguono invece le tracce di una formazione lenta e silenziosa, che si estende nel corso degli anni, talvolta nei secoli. Il tempo non appare come un evento puntuale, ma come un accumulo, una stratificazione continua che si deposita sulla materia.
Attraverso il contrasto drammatico del bianco e nero, le cortecce si trasformano in texture astratte, simili a mappe geografiche. Le superfici degli alberi diventano territori da attraversare con lo sguardo, luoghi in cui le linee non definiscono confini rigidi, ma raccontano espansioni, fratture, adattamenti. Sono mappe senza coordinate, che non delimitano, ma custodiscono la memoria profonda della natura, oltre ogni lettura puramente biologica.
In questo contesto, il tema dei confini si sposta dal concetto umano di separazione a una dimensione ancestrale e naturale. Le crepe, i solchi, le cicatrici non segnano limiti da rispettare, ma passaggi, soglie temporali in cui il dentro e il fuori, il prima e il dopo, coesistono. La natura non conosce confini imposti: cresce, si adatta, ingloba, trasformando ogni limite in continuità.

Ilenia Meis, i confini tra le textures dei luoghi che abitiamo.
I confini non sono linee nette, ma superfici sensibili. Nelle texture il limite emerge come attrito: la materia trattiene il gesto, registra il tempo, mostra il punto in cui lo sguardo si arresta e allo stesso tempo scivola oltre. Ogni superficie è una soglia, un luogo in cui il dentro e il fuori si confondono, dove il confine non separa ma mette in relazione.
Nelle pieghe, il confine si ripiega su se stesso. Non è più frontiera, ma passaggio: una curva che nasconde e rivela, che produce ombra e profondità. La piega è un confine mobile, instabile, che trasforma lo spazio in esperienza tattile e mentale, invitando a un attraversamento lento, quasi intimo.
Lo spazio deformato dissolve infine l’idea di limite come struttura fissa. Qui il confine diventa tensione, distorsione, perdita di orientamento. Le coordinate si alterano, l’orizzonte si incrina, e ciò che sembrava separato entra in collisione. In questo slittamento, il confine non è più un margine da rispettare, ma una condizione da interrogare: un luogo fragile in cui la forma si apre alla possibilità di essere altro.

Mauro Volpe indaga i confini tra corpo e anima.
I confini qui non sono barriere, ma campi magnetici. Nei tre ritratti, il fotografo si muove lungo una soglia sottile: quella tra il vedere e il sentire, tra la presenza discreta e il desiderio di trattenere un’energia che sta per sfuggire. Gli scatti, rubati e imperfetti, portano con sé la distanza e il tempo breve del gesto, trasformando la sfocatura in linguaggio, in rispetto, in attesa.
Seguiamo lo sguardo dei soggetti come una traiettoria aperta. A volte ci riporta a noi stessi, chiamandoci in causa, altre volte ci conduce altrove, fuori dall’inquadratura, verso un luogo che non vediamo e che non intuiamo. È in questo movimento che il confine si fa poroso: tra chi guarda e chi è guardato, tra ciò che è visibile e ciò che resta immaginato.
La bellezza non è dichiarata, ma attratta. Scaturisce come una tensione sottile, un’energia che attraversa i volti e li supera. Il fotografo non la impone, la riconosce. E proprio in questa attitudine — nel fermarsi sul limite, senza invaderlo — il confine diventa un atto poetico: una linea invisibile che non separa, ma avvicina, lasciando che il bello accada nello spazio fragile tra un corpo, uno sguardo e il mondo.
Un rimando alle inquadrature rinascimentali, dove il tre quarti leonardesco della dama con l’ermellino invitava a guardare oltre l’inquadratura: il confine tra corpo e anima.

Confini
Osservatorio fotografico 2026
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