0

Valentina Casadei | WINNER 20.09-08.10.2020

Così l’artista presenta il proprio lavoro:

<< <<Un’immagine del mio passato in un posto del mio presente. Un momento immortalato molti anni fa si anima sul vaso della mia pianta preferita, che innaffio attentamente ogni mattina, sulle tazze in cui bevo il caffè, sulla tenda del soggiorno e così via … I ricordi di cui dimentichiamo i dettagli con il tempo (ecco perché nei disegni le persone sono senza volto) evocano la stessa nostalgia in ogni momento. E il presente coltiva il futuro, guardando al passato, con dolcezza e coscienza >> >>

Valentina Casadei è laureata in Storia del Cinema presso l’Università DAMS di Bologna. Successivamente si è trasferita a Parigi dove ha completato un Master in Sceneggiatura e Regia all’EICAR. Nel 2016 e nel 2017 ha diretto due cortometraggi, “All About Emily” e “Blessed Days”, selezionati in molti festival cinematografici internazionali e distribuiti da ARTEX FILM. “Fine settembre”, il suo primo cortometraggio professionale, è prodotto da FIRST CHILD PRODUCTIONS con il sostegno di Emilia Romagna Film Commission. Attualmente sta sviluppando tre cortometraggi, il suo primo lungometraggio e il suo secondo romanzo. Ha collaborato con molti festival cinematografici internazionali nell’organizzazione (Future Film Festival, Locarno Film Festival, Silhouette Festival). Attualmente è programmatrice per SEDICICORTO (Forlì), TRÈS COURT INTERNATIONAL FILM FESTIVAL (Parigi), FIGARI FILM FESTIVAL (Olbia), SAN DIEGO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL (San Diego), OSLO INTERNATIONAL FILM FESTIVAL (Oslo) e giudice per FIRENZE FILMCORTI FESTIVAL (Firenze).

.

.

.

Valentina Casadei gioca col tempo, sovrapponendo col segno grafico immagini del proprio passato, momenti da ricordare, sulle fotografie del proprio presente, chiudendo una sorta di cerchio temporale con sé stessa. Le foto sono attuali, quotidiane, con oggetti del presente, di uso comune e vengono arricchite, quasi si trattasse di realtà aumentata, da immagini che rievocano momenti passati della vita dell’artista, in modo da creare un dialogo con la sé stessa di un tempo, quasi risalendo il fiume eracliteo della vita che scorre. I dettagli vengono cancellati dal tempo trascorso (e infatti i volti dei personaggi che popolano i ricordi non sono visibili), ma il segno che lasciano nella memoria è indelebile, come le emozioni che richiamano. Si tratta di uno speciale modo di tornare alla memoria degli eventi, colmo di nostalgia, ma anche di dolcezza, perché nell’uso quotidiano degli oggetti sta la chiave del rammemorare ciò che è stato, ricordandosi e arricchendo l’esperienza dell’oggi con quello che è accaduto ieri.

La velocità con cui il tempo scorre per ciascuno di noi, che ovviamente è un concetto diverso dal matematico scorrere dei secondi che si succedono uno uguale all’altro, richiama la differenza tra tempo e durata, di bergsoniana memoria. Da un lato infatti abbiamo il tempo della scienza, osservabile, misurabile, analitico, certo, ma anche asettico nel suo succedersi concatenato; dall’altro quel coacervo di sensazioni e stati mentali, che ognuno di noi vive non in maniera sequenziale e matematicamente scomponibile, ma come un continuo fluire, sulla cui velocità percepita è enorme l’influsso dello stato psichico di ciascuno. Lo stesso evento, che il tempo misura come identico, può avere durata estremamente differente per ciascun essere umano che abbia occasione di viverlo: a volte pochi minuti sembrano un’eternità che non vuole saperne di passare e il tempo sembra letteralmente sospeso, altre volte intere ore volano via, senza che ne abbiamo percezione, convinti che siano passati pochi attimi. Ognuno di noi ha avuto esperienza di questa differenza, che rappresenta uno dei grandi misteri dell’uomo e della sua mente: il tempo che cerchiamo costantemente di ingannare finisce sempre per ingannare noi, allontanandosi praticamente sempre, nella percezione di ognuno, dal semplice dato misurabile. Bergson concludeva che la durata è l’unico tempo che esiste per ciascuno di noi: sicuramente è l’unico che possiamo percepire direttamente, per il quale non abbiamo bisogno di astrazione – come invece accade col tempo della scienza – per misurare ogni singolo attimo.
Aldo Torrebruno

COMPENDIO DEL TEMPO SOSPESO
Wunderkammern effimere
Curatela | Anna Epis e Aldo Torrebruno, microbonet

Via Giovanola 21/c Milano
(MM2 Abbiategrasso)
OPEN Solo su appuntamento, nei giorni di giovedì, venerdì e sabato h18-20 | +39 3711724437

FOTOALBUM

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.