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Veditu

25.04.2020

Così Kristian Franzil, a nome del collettivo Veditu, presenta il lavoro:

<< Il nostro collettivo si occupa generalmente del mercato e del mercato dell’arte in particolare, prevalentemente attraverso video e fotografia rielaborati digitalmente. Long lost friend usa il disegno producendo sfondi (non paesaggi) che vengono prevalentemente ripresi dall playstation, tutti modificati con uno stesso filtro di Photoshop. All’inizio pensavamo alla proliferazione degli artisti che sui social si dispongono a rappresentazioni iperrealistiche e notavamo che ormai è abbandonata la pittura/disegno dal vero (quasi tutti riprendono fotografie, indifferentemente di star hollywoodiane o di persone vicine), vengono usate tecniche raffinate che presuppongono una posizione orizzontale dell foglio/tablet, ci si concentra sui volti tralasciando lo sfondo. In questo periodo in cui la fisicità viene preclusa, siamo tutti/e invitati/e a usare la rete come fosse un sostituto. Sono chiusi i musei ma si possono visitare quelli virtuali, siamo incitati ad acquistare on line i libri, la spesa ecc. Questa immersione di massa e durevole nel virtuale è destinata probabilmente ad incidere nei nostri comportamenti futuri >>

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La velocità con cui il tempo scorre per ciascuno di noi, che ovviamente è un concetto diverso dal matematico scorrere dei secondi che si succedono uno uguale all’altro, richiama la differenza tra tempo e durata, di bergsoniana memoria. Da un lato infatti abbiamo il tempo della scienza, osservabile, misurabile, analitico, certo, ma anche asettico nel suo succedersi concatenato; dall’altro quel coacervo di sensazioni e stati mentali, che ognuno di noi vive non in maniera sequenziale e matematicamente scomponibile, ma come un continuo fluire, sulla cui velocità percepita è enorme l’influsso dello stato psichico di ciascuno. Lo stesso evento, che il tempo misura come identico, può avere durata estremamente differente per ciascun essere umano che abbia occasione di viverlo: a volte pochi minuti sembrano un’eternità che non vuole saperne di passare e il tempo sembra letteralmente sospeso, altre volte intere ore volano via, senza che ne abbiamo percezione, convinti che siano passati pochi attimi. Ognuno di noi ha avuto esperienza di questa differenza, che rappresenta uno dei grandi misteri dell’uomo e della sua mente: il tempo che cerchiamo costantemente di ingannare finisce sempre per ingannare noi, allontanandosi praticamente sempre, nella percezione di ognuno, dal semplice dato misurabile. Bergson concludeva che la durata è l’unico tempo che esiste per ciascuno di noi: sicuramente è l’unico che possiamo percepire direttamente, per il quale non abbiamo bisogno di astrazione – come invece accade col tempo della scienza – per misurare ogni singolo attimo.

Curatela
Anna Epis e Aldo Torrebruno
microbo.net

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