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Alessandro de Leo

13/11/2016 - 03/12/2016

[Tracce ettore roberta giacomo ][Tracce II alessandro edmondo giuseppe leo maria sabrina silvia ]

La Wunderkammern dedicata a Alessandro de Leo, che presenta alcuni lavori appartenenti alla serie Tracce II, offre l’occasione di ammirare il percorso dell’artista, l’evoluzione della sua opera e il legame tra le questa serie e la precedente Tracce, che è presente nell’ebook. Nella prima serie possiamo osservare volti che compaiono, epifanici, dal buio, di cui emergono i primi tratti somatici, giochi di scarsa luce che permettono di distinguere nel buio spesso in cui sono immersi solo alcuni dei caratteri che ci fanno associare una persona ad un volto. Si tratta di un equilibrio labile tra il mostrarsi ed il nascondersi, tra l’abbandonarsi all’oblio nero dello sfondo e permettere alla luce di dis-velarci, di squarciare il velo di Maia e di offrirci all’osservatore come rappresentazione. L’espressione del viso, ciò che ci caratterizza e rende intellegibili i nostri sentimenti (“gli si legge in faccia”, diciamo spesso) si intuisce senza vedersi veramente, lasciando sospeso il nostro giudizio, lasciandoci solo delle tracce.

L’effetto simbolico della traccia, il suo rimandare-ad-altro che non è lì nel momento, il suo rimandare a quell’attimo in cui la traccia viene lasciata, è ciò che caratterizza la serie seguente (Tracce II). In queste foto de Leo cattura una porzione più generosa dei visi che mette in scena, li fa emergere maggiormente dal buio, ma frappone poi una barriera trasparente, che finisce ancora una volta per rendere difficile la comprensione profonda delle espressioni dei suoi soggetti. I visi appaiono deformati, compressi tra il buio da cui emergono e la barriera trasparente che li ferma. È quasi come se fossero premuti contro l’obiettivo della macchina fotografica, finendo per essere non più comprensibili nella loro ansia di mostrarsi in maniera eccessiva. Il fotografo sembra voler fermare l’attimo in cui il corpo lascia il segno, in cui lascia la propria traccia sul vetro e al contempo viene catturato (e lascia una traccia) sulla pellicola. Alla contrapposizione nascondersi/mostrarsi viene aggiunto un nuovo termine, col deformarsi del viso, quasi a simboleggiare l’impossibilità di essere compresi fino in fondo, l’ineluttabilità del nostro osservare attraverso filtri gnoseologici, il non poter mai guardare le cose “come sono realmente”.

Le due serie di opere si parlano e ci parlano, ci mostrano qualcosa di noi e ci spingono a porci delle domande su come conosciamo e come ci facciamo conoscere, domande quanto mai attuali nell’epoca di sovracomunicazione in cui viviamo.

 Aldo Torrebruno

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Il progetto raccontato dall’artista

Tracce II è un progetto autonomo, ma al contempo un’evoluzione di una serie precedente e un punto di partenza verso uno studio successivo. Un progetto autonomo, perché ha avuto un inizio ed una fine, con un’immagine molto precisa nella mia mente alla quale ho sovrapposto, in modo tremendamente fisico, i volti dei miei soggetti. E’ però innegabile il rapporto con la serie che anni fa battezzai “Tracce”: una successione di volti divorati dall’ombra, che a fatica riescono a far emergere soltanto pochissimi tratti. E’ per questo motivo che, seppur sia considerabile una sequenza a sé stante, questa che vi mostro ha un debito talmente forte con Tracce che non riesce a liberarsi dal suo nome. La traccia lasciata dai volti di Tracce II non è più puramente visiva, si è fatta fisica; talmente tattile da deformare la pelle a causa del contatto. Tutto questo si è rivelato, a sua volta, un punto di partenza verso un passo successivo, una sequenza attualmente in fase di realizzazione che sarà resa pubblica nel momento e nelle modalità che riterrò più opportuni. Come ogni traccia: è un segno del passato, col quale interagiamo nel presente per orientarci verso il futuro.

 

 

Qual è il ruolo che le Arti Visive hanno oggi, all’interno della società?

Viviamo in un periodo in cui vi è una produzione sovrabbondante di immagini, ma lo si è detto e scritto tante di quelle volte che anche questo argomento è diventato ormai ridondante quanto le immagini che c’invadono quotidianamente.
Non credo si possa individuare un ruolo specifico per le Arti Visive: la scena artistica è talmente variegata che vengono percorse contemporaneamente strade molto diverse, da chi si mimetizza fra i “selfie addicted” a chi lotta strenuamente per difendere il concetto di “aura” che W. Benjamin riteneva ormai perso con la nascita stessa della fotografia.
La mia opinione, per quel poco che conta, è che sia la società a plasmare l’arte: ogni artista è un essere umano che esprime concetti diversi, e in forma diversa, in base alle condizioni in cui vive. Nel mio caso reputo che l’aspetto deforme dei ritratti che eseguo sia una conseguenza dell’inaridimento dei rapporti umani, della crescente diffidenza nei confronti del prossimo e del conseguente isolamento.
Se fossi vissuto in un contesto differente avrei realizzato immagini totalmente diverse, ammesso che avrei avuto bisogno di produrre immagini!

 

Quale rapporto deve avere il tuo lavoro con lo spazio espositivo?

Ritengo che lo spazio espositivo debba armonizzarsi con i lavori esposti, esaltandoli e facilitandone la fruizione da parte dello spettatore. Essendo i miei lavori potenzialmente disturbanti credo siano poco adattabili a molti contesti, ma sono sempre pronto ad essere stupito.

 

Come vedi oggi il rapporto tra artista e rete web, che ancora una volta mette in discussione l’unicità dell’opera riproducendola e diffondendola?

Il web ha un potenziale enorme, ma è fatale se usato con poca attenzione. Mi inserisco nella categoria degli artisti ”prudenti”, tentando di utilizzare il web unicamente a scopo promozionale per trasformare spettatori virtuali in reali. Una sovraesposizione sul web ha dei pericoli che non mi sento in grado di gestire (mi viene in mente il recentissimo caso di Sebastian Bieniek, che ha visto i propri lavori plagiati in una campagna pubblicitaria francese).
Tuttavia sono conscio del fatto che questo sia un mio limite, lì fuori ci sono anche artisti che hanno saputo utilizzare benissimo la rete con esperimenti molto interessanti, in alcuni casi invece il web è addirittura vitale, come per gli artisti residenti in Paesi in cui la libertà d’espressione è fortemente limitata.

 

Alessandro de Leo, nato a Molfetta (BA) nel 1984 e residente a Bisceglie (BT), è laureato nella facoltà di Scienze della Comunicazione presso l’Università di Bari e specializzato in Comunicazione e Multimedialità. Il suo percorso artistico tocca negli anni, svariate discipline, ma il medium che s’impone è la fotografia. Dopo aver appreso i primi rudimenti da autodidatta nel 2008, partecipa al corso annuale presso la scuola di fotografia Camera Chiara (Bari), dove comincia una collaborazione che lo porta dall’altra parte della cattedra, diventando dal 2011 insegnante di fotoritocco digitale. Dal 2012 è inoltre insegnante di fotografia, collaborando con varie associazioni.
Per quanto riguarda la sua produzione fotografica, è dal 2009 che collabora con le principali agenzie di microstock; a quest’attività affianca progetti artistici autonomi.

 

 

13 novembre – 3 dicembre 2016
Spazio espositivo microLive @Circuiti Dinamici
Via Giovanola, 21/c Milano
+INFO http://www.microbo.net/event/alessandro-de-leo

Wunderkammern effimere
Curatela | Anna Epis e Aldo Torrebruno
Presentazione | Aldo Torrebruno
Allestimento | Anna Epis e Lorenzo Argentino
Partners | microbo.net | Circuiti Dinamici Milano

ebook | https://issuu.com/microbo/docs/alessandrodeleo

vernice | http://www.microbo.net/album/20161113de_leo

Dettagli

Inizio:
13/11/2016
Fine:
03/12/2016
Categorie Evento:
,
Tag Evento:
, ,

Organizzatore

microLive
Sito web:
http://www.microbo.net/events/categoria/microlive

Luogo

microLive @Circuiti Dinamici Milano
via Giovanola 21/c
Milano, 20142 Italia
+ Google Maps
Telefono:
Si prega di contattare l’Associazione Circuiti Dinamici (cell. +39 339 7908472) che cura l’apertura dello spazio espositivo | Orario estivo: giov-ven-sab h17.30-19.30, su appuntamento/Orario invernale: giov-ven-sab h17-19, su appuntamento. Note: Si ricorda che l’Associazione Circuiti Dinamici non è il progetto microbo.net: sono due realtà diverse.